Giornata di studi “Città e paesaggi urbani fra geografia e letteratura”

L’8 maggio 2019 presso l’Università Statale di Milano si è tenuta una giornata di studi dal titolo “Città e Paesaggi Urbani fra Geografia e Letteratura”, nell’ambito del workshop “Spazi, Narrazioni e Digital Humanities” (Geolitterae).

L’intervento che ha più suscitato il nostro interesse – visto il nostro percorso di studi universitari incentrato sulla lingua e letteratura russa – è stato quello della dottoressa Anna Maria Salvadè. Salvadè, che ha condotto approfonditi studi sullo scrittore veneziano settecentesco Francesco Algarotti, ha incentrato il proprio discorso sulle descrizioni fornite dall’autore in viaggio in Russia riguardo alla nuova capitale Pietroburgo, da poco sorta sulle paludi del Mar Baltico. Gli scritti di Algarotti sono tra i primi a rivelare il duplice volto di questa fantasmagorica città, che dietro una sontuosa e marmorea facciata nasconde un meschino squallore e degrado urbano – oltre che umano. Questa ambiguità caratterizza Pietroburgo sin dalla sua nascita (essa fu fondata nel 1703 da Pietro il Grande) e costituisce l’elemento fondante dell’intero corpus di opere letterarie che lo slavista Toporov ha definito col nome di “Testo pietroburghese”. Nella maggior parte dei testi che la riguardano, infatti, Pietroburgo si presenta come una città da un lato affascinante, dall’altro dannata. È una città avvolta nel mistero, in cui è difficile distinguere il bene dal male.

L’intervento della dottoressa Salvadè ha risvegliato in noi l’interesse per un tema che ci è sempre stato a cuore e che abbiamo avuto modo di affrontare ampiamente durante la nostra carriera universitaria. In un prossimo post avremo modo di approfondire ulteriormente la rappresentazione letteraria di Pietroburgo, prendendo in analisi il più celebre romanzo dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij, Delitto e Castigo.

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